Lavoro: raggiunta intesa sull'apprendistato

ROMA. Prime intese sulla riforma del mercato del lavoro. Nell'incontro di oggi a Palazzo Chigi, infatti, i rappresentanti del governo e quelli di sindacati e imprese hanno cominciato a segnare i primi punti in comune.

Sull'apprendistato l'opinione e' stata condivisa unanimemente. Ad avanzare la proposta il ministro del lavoro, Elsa Fornero, che ha chiarito come per il governo sia necessario che ''l'apprendistato diventi la forma tipica di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro'' perche' - ha chiarito nel corso della riunione - ''e' un veicolo di entrata per i giovani per fare formazione seria''. Insomma, ''questa e' una scommessa che se la vinciamo sara' importante per il mondo del lavoro. L'apprendistato e' stato usato come veicolo di flessibilita' ma in realta' e' un veicolo di formazione''. Da qui la presa di posizione netta del governo che, per voce del ministro, chiarisce: ''dobbiamo essere severissimi, nessuna tolleranza su un uso improprio dell'apprendistato''.

Positiva la risposta degli industriali. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al termine dell'incontro si dice ''d'accordo con il ministro Fornero sul fatto che l'apprendistato diventi un vero canale di ingresso nel lavoro dei giovani e che durante questo contratto ci sia una effettiva formazione anche con un periodo minimo di durata''.

Un unico dubbio per la leader degli industriali: ''l'aspetto che ci preoccupa e' che non si aumenti il livello di burocrazia, questo ridurrebbe ulteriormente il suo utilizzo''.

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni va bene l'apprendistato ma, allo stesso tempo, ''dobbiamo discutere meglio la parte che riguarda la formazione per vedere se sia davvero fruibile e come, pur nella garanzia massima dell'azienda, deve dare esito concreto al tempo indeterminato alla fine del percorso triennale''.

Positivo il giudizio del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso secondo la quale ''si avvia un negoziato che parte con il piede giusto''. Per il numero uno della Cgil ''finalmente l'approccio e' non citare i giovani per dire che i vecchi hanno avuto troppo, ma interventire sulla precarieta' che e' uno dei grandi problemi''.

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