Caso Almasri: scontro tra governo e magistratura

(Alexandros Michailidis/Shutterstock)
ROMA - L'avviso di indagine della Procura di Roma sul caso Almasri ha provocato una forte reazione da parte del governo, con Giorgia Meloni che lo definisce "un danno alla nazione". Secondo la premier, rappresenta un chiaro esempio di come "un pezzetto di magistratura" voglia "governare" senza passare dalle elezioni. Meloni non ha esitato a ribadire che chi vuole governare dovrebbe candidarsi, invece di intervenire attraverso la magistratura.

Su questo punto, gli alleati della premier si sono mostrati perfettamente allineati. Antonio Tajani ha definito "bizzarro" che ogni atto del governo debba essere sottoposto al giudizio della magistratura, mentre Matteo Salvini ha esultato per l'archiviazione dell'indagine su Armando Siri, parlando di "un altro fallimento di una 'giustizia' che ha invaso il campo della politica".

Di fronte alle critiche, l'Associazione Nazionale Magistrati ha risposto con fermezza attraverso il segretario generale Salvatore Casciaro: "I magistrati non fanno politica, sarebbe auspicabile che i politici non provassero a sostituirsi ai magistrati, lasciando loro il compito istituzionale di esaminare e valutare gli atti processuali senza impropri condizionamenti".

Fonti governative assicurano che l'esecutivo non ha posto il segreto di Stato sulla vicenda Almasri, il che implica che i ministri potranno riferire in Parlamento. Tuttavia, la questione continua a scatenare polemiche politiche. La leader del PD Elly Schlein accusa Meloni di "scappare" e di dover "riferire al Paese nelle sedi istituzionali e non ai propri follower". Anche Giuseppe Conte, leader del M5S, ha criticato duramente l'operato del governo, definendo la decisione di imbarcare su un volo di Stato un criminale accusato di stupri su bambini "una scelta politica che sfregia la legalità internazionale".

Dal canto suo, Antonio Tajani ha difeso l'operato del governo, sostenendo che Almasri non fosse "un santo", e che sia stato espulso proprio perché considerato pericoloso. Tuttavia, ha sottolineato che a liberarlo sono stati "i magistrati". Tajani dovrà rispondere su questo tema anche mercoledì mattina, in audizione alle commissioni Esteri.

Nel frattempo, Meloni e gli altri indagati - tra cui il sottosegretario Alfredo Mantovano e i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi - devono ancora decidere se farsi ascoltare dal Tribunale dei ministri o inviare memorie scritte. A Palazzo Chigi si è convinti che l'indagine verrà archiviata in tempi brevi, ma l'avviso inviato dal procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, ha profondamente irritato la premier, che lo considera "un atto voluto". Anche Tajani ha espresso perplessità, definendolo "più che azzardato" e "non nell'interesse dell'Italia".