Bari, consegnate le chiavi della città a Tahar Ben Jelloun
BARI - Si è svolta questo pomeriggio, nella sala consiliare di Palazzo di Città, alla presenza del direttore artistico del Bif&st 2025 Oscar Iarussi, della presidente di AFC Anna Maria Tosto, degli assessori e consiglieri comunali, la cerimonia di consegna delle chiavi della città a Tahar Ben Jelloun, scrittore, poeta e saggista franco-marocchino insignito di diversi premi internazionali e nominato per il Nobel alla Letteratura.
Tahar Ben Jelloun, presidente della giuria del concorso Meridiana del Bif&st 2025, è lo scrittore contemporaneo in lingua francese più tradotto al mondo.
A consegnargli le chiavi della città il sindaco di Bari Vito Leccese:
“Ho incrociato la narrativa di Ben Jelloun casualmente, una mattina di maggio agli inizi degli anni 90 - ha esordito il sindaco -. Ero appena rientrato dall’Africa maghrebina, dove per lavoro, nel giro di 15 giorni, avevo fatto la spola tra El Laayoune, Rabat, Algeri, Tindouf. Avevo ancora negli occhi la luce di quel viaggio e la profondità della notte, con le stelle a portata di mano.
Cercando un libro da leggere, in una libreria cittadina, fui attratto – lo confesso – dalla copertina di un romanzo, “La creatura di sabbia”: dopo un’occhiata veloce e curiosa alla biografia dell’autore, decisi di comprarlo e leggerlo. Lo divorai nel giro di due giorni.
Così ho conosciuto Tahar Ben Jelloun. Scrittore, poeta, saggista, giornalista, artista.
Un intellettuale a tutto tondo che con la sua scrittura, semplice e luminosa, ci regala pagine indimenticabili di riflessione su temi di grande attualità.
In un’intervista del 2017, Ben Jelloun definisce la letteratura come una geografia dell’immaginario.
Eh sì, quell’immaginario che si nutre anche della geografia dei luoghi in cui uno nasce e vive.
Perché io credo che dal pensiero inquieto di Albert Camus al pensiero meridiano di Franco Cassano ci sia un filo conduttore, uno spazio simbolico di una mediterraneità che ha radici culturali profondissime, di cui oggi è interprete Tahar Ben Jelloun.
Una narrazione carica di luce e di suggestioni che trae alimento dal Mediterraneo, quel mare capace di unire con le proprie acque popoli e nazioni capace potenzialmente di abbattere ogni barriera etnica e religiosa.
Quel mare che nel sogno di Giorgio La Pira è il lago di Tiberiade, un mare di Galilea più grande che ci consegna la famiglia di Abramo delle tre religioni monoteiste..
Sono proprio le atmosfere e i paesaggi mediterranei che esaltano i contesti, i colori, le percezioni. La percezione del colore, degli odori, dei sensi e delle voci.
Perché nel Mediterraneo e in tutti i suoi aspetti culturali e geografici, resi emblematici dal rapporto con il mare e con una solarità infuocata e abbacinante, i luoghi, i simboli e i personaggi presentano una fisionomia del tutto particolare.
Proprio come “L’enfant de sable” in cui Ben Jelloun mette a nudo in uno struggente gioco di specchi, di inganni e di rifrazione con uno stile poetico a tratti commovente, le problematiche legate all’identità di genere, in una società patriarcale. Pensate, un capolavoro scritto nel 1985, quarant’anni fa.
Una storia dolorosa e complessa. Tragica per il protagonista Mohamed Ahmed.
Perché “il Mediterraneo ha la propria tragicità solare che non è quella delle nebbie” come diceva Camus contrapponendo il Mediterraneo all’Europa “umida e buia”.
È proprio questa compresenza dialogica e conflittuale che viene analizzata con grande lucidità dal nostro Franco Cassano in Pensiero Meridiano.
E con queste suggestioni Tahar Ben Jelloun affronta questioni di grande attualità, dal tema della felicità coniugale con “Le bonheur conjugal”, allo stereotipo del machismo legato alla sessualità maschile che si infrange di fronte alla malattia in “L’Ablation”.
Sempre in quell’intervista del 2017 Ben Jelloun sostiene che lo scrittore non è solamente uno che scrive libri ma è anche un cittadino che può intervenire nella vita pubblica.
E questo ruolo pubblico lo ha sublimato con la sua opera, forse la più conosciuta in Italia, “Il razzismo spiegato a mia figlia”.
Un trattato, una dichiarazione universale che in forma semplice, come può essere il linguaggio che si usa quotidianamente nel rapporto con i propri figli, ci indica una strada maestra che è quella dell’imparare a vivere “insieme”, perché solo vivendo insieme possiamo sconfiggere il razzismo.
Ben Jelloun spiega a sua figlia che “Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è il simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. E’ trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi”.
Ed è proprio in questo messaggio, tanto potente quanto semplice e attuale, che noi ritroviamo i valori nicolaiani di accoglienza e pace, che fanno parte del codice genetico di questa città, che si accinge a consegnarti le chiavi del suo cuore”.
A seguire il sindaco ha dato lettura del testo della pergamena che accompagna le chiavi della città:
A Tahar Ben Jelloun, scrittore e poeta che negli anni ha indagato come pochi altri i temi dell’immigrazione, della ricerca dell’identità e del razzismo, regalandoci personaggi e pagine indimenticabili in cui la tradizione orale del mondo arabo si fonde mirabilmente con i moduli della letteratura contemporanea.
La sua scrittura multiforme descrive la dimensione dell’esilio e della nostalgia mettendo il lettore di fronte a una materia densa e affascinante, in cui vero e surreale convivono, amplificando quello spaesamento che è una delle cifre della sua produzione letteraria.
Bari, Città mediterranea che fonda la propria identità sui valori nicolaiani di accoglienza e pace, riconosce in Tahar Ben Jelloun una voce libera e preziosa, capace di costruire mondi e di svelare i meccanismi psicologici e culturali del razzismo e della discriminazione che chiamano in causa ognuno di noi.
La presidenza della giuria del Concorso Meridiana del Bif&st 2025, dedicato al cinema del Mediterraneo, rappresenta un ulteriore tributo alla sua autorevolezza e al suo talento.
Il dono delle chiavi della città simboleggia tradizionalmente la volontà di accogliere ed essere accolti, di ospitare ed essere ospitati: accettarne l'offerta, di conseguenza, significa “legarsi” alla città. Il desiderio dell'amministrazione comunale, perciò, è che a Bari Tahar Ben Jelloun, d’ora in avanti, possa sentirsi pienamente a casa.
“Non ho preparato niente - ha detto Tahar Ben Jelloun nel suo intervento - ma forse è meglio, perché vi parlo con il cuore in mano. Sì, signor sindaco, di fatto qui mi sento proprio a casa. A dire il vero, ogni volta che vengo in Italia mi sento a casa, perché l’Italia, senza dubbio, è il mio Paese d’adozione.
L’Italia è il Paese che mi accolto, mi ha pubblicato e mi ha anche chiesto di scrivere sui suoi quotidiani e quindi mi sento pienamente a casa; in Marocco, al contrario, mi considerano un marocchino italiano, nel senso che ogni volta che c’è qualcuno che deve venire in Italia mi arrivano telefonate in cui mi chiedono consigli su cosa vedere e dove mangiare, quasi fossi un’agenzia di viaggio.
Succede, poi, che nel 1998 io riceva una chiamata da Romano Prodi che mi chiede di candidarmi alle europee, e chiaramente rimango abbastanza perplesso visto che non sono un uomo politico, ma il mio amico Romano mi convince e vado a Roma per cominciare la campagna elettorale. Alla fine non è che abbiamo raggiunto lo scopo ma ho accettato perché era modo, per me, di dire, di esprimere tutto il mio amore per l’Italia.
E dopo ho raccontato tutto sulla pagine di Repubblica, e no, non sono stato gentilissimo. Il modo in cui ho descritto il mondo politico non è stato esattamente gentile.
Stamattina in un’intervista mi è stato chiesto che cosa significa il Mediterraneo e soprattutto che cosa significa essere mediterranei. Per me essere mediterranei o il Mediterraneo vuol dire avere una visione della vita comune ad altre persone, condividere con loro i valori di solidarietà: adesso, se ci pensiamo, quello che ci circonda ci dice assolutamente il contrario. Abbiamo a che fare con gente che non ha rispetto per niente, né per le persone né per i loro diritti.
Si tratta quasi sempre di gente molto potente che idolatra il denaro, le armi e nulla ha a che fare con i valori mediterranei dell’accoglienza, della solidarietà e della fraternità, Mentre nei Paesi mediterranei e nel mio Paese, il Marocco, sono questi i valori che ci uniscono
Un giorno hanno chiesto a Victor Hugo che cosa volesse dire essere uno scrittore e la sua risposta è stata che uno scrittore è il testimone della sua epoca. Poi l’hanno chiesto a Balzac, e lui ha risposto che uno scrittore è una persona che scava in profondità, come fanno gli archeologi, nei segreti della vita.
Ebbene, pensando a queste due definizioni, sì, io sono un testimone della mia epoca, però non sono un testimone innocente non sono un testimone che evita di esprimere i suoi punti di vista. Sono un testimone che segue e i valori dell’umanesimo chi i miei genitori mi hanno trasmesso e non sarò mai abbastanza grato a mio padre che mi ha liberato da quelli che erano i lacci della mia religione, l’Islam.
Noi vivevamo a Fez, una città fondata dagli arabi nel 1110, la cui particolarità meteorologica risiede nel fatto che fa freddissimo di inverno e caldissimo d’estate: l’ora della preghiera deve essere preceduta dal rituale delle abluzioni, ma durante l’inverno nella grande giara che conteneva l’acqua (non avevamo il bagno né l’acqua corrente ) si formava il ghiaccio e dovevamo romperlo per poterla utilizzare.
E mio padre vedendomi tremare mi disse che l’Islam è una cosa molto molto semplice: non far del male a nessuno, non dire bugie, rispettare i tuoi genitori e le persone che ti aiutano a imparare delle cose, cioè la scuola. Quindi non non c’è bisogno di aderire così rigidamente a questi rituali, per cui il mio modo di concepire la religione è veramente molto spirituale e, se vogliamo, del tutto interiore.
In questo modo mi riallaccio a quello che dicevo prima, l’Islam fa sì che io sia contro ogni deriva e sono molto contento, quindi, di essere qui a Bari e di essere stato accolto così bene, come accade in verità in tutta la Puglia, dove ho potuto apprezzare tutto della vostra cultura, a cominciare dalla grandissima ricchezza culinaria. Qui non si smette mai di scoprire sempre piatti nuovi. E penso che questo sia un segno di grande civiltà, nel senso che mangiamo il cibo che i nostri avi hanno creato: la vostra generosità a tavola e l’accoglienza meravigliosa mi hanno subito conquistato.
Desidero ringraziarvi tutti, la festa del cinema, i miei amici Oscar Iarussi e Francesco Conversano, tutti i pezzettini del puzzle che hanno fatto sì che oggi sia qui a celebrare con voi questo riconoscimento.
La nostra amicizia rimarrà tale nel tempo, come una forza tranquilla.
Sono onorato, non mi dimenticherò mai di voi, grazie”.
Prima della cerimonia Tahar Ben Jelloun ha lasciato un messaggio sul Libro d’onore della Città: “È un grande onore, un piacere, una gioia e un gran segno di amicizia in questo giorno meraviglioso in cui ricevo le chiavi della città. Mille grazie per questo onore”.
Al termine della cerimonia il sindaco ha consegnato allo scrittore una scultura in ceramica raffigurante un ulivo, albero simbolo della pace.