Nel vortice delle vibrazioni celesti: l'Arte materica di Nicola Morea
SANTA FIZZAROTTI SELVAGGI - "Chi biasima la pittura, biasima la natura, perché le opere del pittore rappresentano le opere di essa natura, e per questo il detto biasimatore ha carestia di sentimento". (Leonardo da Vinci)
È con grande emozione che ho nuovamente incontrato il grande artista Nicola Morea: da qualche tempo, infatti, seguivo a distanza le sue Opere pittoriche, ma entrando nello Spazio Murat al limite della Città vecchia di Bari, che si protende verso il Quartiere murattiano, mi sono ritrovata in una vertigine o meglio in un vortice di vibrazioni celesti.
Ho sentito di essere avvolta dalle Opere, una sorta di rapimento che mi ha consegnata alla sindrome di Stendhal. Mentre osservavo le rapide pennellate in un susseguirsi di onde, travolgenti lo sguardo e l’anima, avvertivo nei guizzi di colore un dinamismo che generava un disagio ignoto da me intuitivamente associato a quella che oggi si definisce “società liquida” (Z. Bauman). Termine questo che intende descrivere una condizione umana precaria, al limite di una realtà scissa senza confini, comprese le relazioni umane che sembrano condurre l’individuo verso la disfatta del Sé. In definitiva tutto appare stereotipato e non a caso Morea, attraverso la pennellata rapida e materica, a tratti appositamente confusa, esprime il cosmico sentimento dell’angoscia che ci domina.
In alcune Opere l’associazione a “L’urlo” di E. Munch è inevitabile. Lo stesso Munch così descrive le sensazioni che dettero origine a questo quadro straordinario: “I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura”. Tale oceanico sentimento, quasi terrifico, pervade la recente produzione di Morea, artista pittore e grafico, nato a Bari il 16 agosto 1943, che risiede e ha il suo studio a Mola di Bari, dove nacque il noto pittore Onofrio Martinelli.
Si legge che: “Eredita la vena artistica da sua madre, creatrice di moda, si forma in pittura alla scuola del pittore italo-venezuelano ‘Don Pedro’. Inizia la sua attività espositiva con una personale a Gioia del Colle nel 1976. Per la grafica si avvale degli insegnamenti di Maria Bellomo, docente di incisione all'Accademia di Belle Arti di Bari, e Marisa Salomone, presso le cui stamperie dal 1980 ad oggi ha eseguito oltre quaranta titoli tra acqueforti, acquetinte, serigrafie e linoleografie.” Con emozione ho ricordato i nostri incontri in Stamperia, essendo io “nata” come calcografico classico prima che critico d’arte e psicoterapeuta con formazione psicoanalitica. E poi ho notato che nel 2011 Morea è stato invitato alla 54^ Biennale di Venezia.
E a questo punto nella mia memoria affiora quanto ebbi a scrivere in occasione di una sua mostra “Astrologia e Destino”: I segni dello Zodiaco rappresentano la scrittura d’oro del cielo che racchiude le speranze degli uomini. L’artista non affronta direttamente la realtà, ma tenta di leggerne le contraddizioni per risolvere dolcemente le lacerazioni del mondo. I colori emergono dalle grandi campiture nere per lasciare affiorare il gusto antico della gioia, del piacere di vedere la lucentezza dei “rossi” e dei “verdi” resi corposi dagli impasti materici. Il mistero del cielo si distende lungo le pareti di una casa immaginaria: gli affreschi di Nicola Morea sono semplici ed essenziali, rispettano le leggi della pittura, ritrovano il senso di una funzione. Si tratta di una rielaborazione fantastica di un “sapere” congelato nel corso di mille e mille anni: l’artista assume il ruolo di un mago in grado di mediare fra il desiderio e la realtà. L’arte diviene così un’occasione per riflettere sulla cifra instabile della verità. Osservando le sue recenti Opere si ha conferma che tutti gli artisti, sia pittori che poeti, musicisti, rielaborano il gesto della prima opera. Ora come allora egli si perde nella pittura, nell’infinito piacere di mescolare i colori come un misterioso Alchimista. Dal segno al di-segno (F. Zuccari), al colore, alla forma per ritornare alla natura originaria delle cose. Direi all’incipit, al “fiat” iniziale, al principio del tempo per ricominciare ed intonare un canto nuovo. L’artista, in tal modo, infrange le intime architetture che dimorano nel suo cuore per raccontare la melodia di quei fervori che nessuna cosiddetta Intelligenza Artificiale potrà mai narrare.
Gratitudine va ad Arte 5.0 Investment per aver presentato le Opere di Nicola Morea.