"No Other Land", sold out al cinema Adriano di Roma


FRANCESCO GRECO
. ROMA – “E’ bello vedere di nuovo le sale cinematografiche piene...”, sorride l’attrice Vittoria Puccini introducendo la proiezione speciale di “No Other Land” (Nessun’altra terra), al cinema“Adriano”, in contemporanea con altre 40 sale sparse in tutta Italia (inizialmente erano 16). A riprova che sul genocidio a Gaza e dintorni, contro le guerre e sulla pace le coscienze sono sveglie.

All’indomani del rapimento, pestaggio e successivo rilascio di Hamdan Ballal, uno dei quattro registi che firmano l’opera (un collettivo israelo-palestinese), appena premiata con l’Oscar e della manifestazione“Free Palestina”, quasi del tutto oscurata dai media.

E’ la coscienza civile di un popolo (tradotto nel progetto“UmanLand”, resistenza, solidarietà, testimonianza) che si riprende la sua centralità, “ci mette la faccia” come ha sottolineato Fabia Bettini, presidente di “Alice nella città”, progetto sostenuto anche da “Every Child Is My Child”, la regista Paola Randi“100 autori”, Beatrice Ravaglioli“WGA”(Writers Guild Italia), “Wanted Cinema” (la Puccini rappresenta“Unita”) e un toccante contributo-video di Anna Foglietta (ECIMC). Con una rete diffusa di associazioni, artisti, operatori del cinema, intellettuali sparsi nei territori, in continua crescita.

Negli USA il documentario non è stato distribuito: e come potrebbero se Trump vorrebbe deportare i Palestinesi per fare delle loro terre un insediamento turistico per nababbi?

Ma Academy, si è detto nel corso della serata, pare abbia cambiato. Mentre un gruppo di registi che si è occupato del tema Palestina hanno messo free in Rete i loro film.

Ma di cosa parla “No Other Land”? 

Della resistenza forte e dignitosa, di attaccamento alle loro terre degli abitanti di Masafer Yatta, un pugno di villaggi brulli in Cisgiordania abitati da contadini e pastori.

Il tribunale di Tel Aviv ne ha deliberato lo spianamento. Ogni giorno all’orizzonte spuntano le ruspe e i soldati sionisti. Il progetto è farne una base di addestramento dell’esercito (IDF, Forsa di Difesa Isrealiane). Ma anche i coloni sono pronti a occupare le terre.

I Palestinesi ricostruiscono, ma le ruspe abbattono ancora. Arrivano al punto di spianare una scuola e addirittura tombare un pozzo per far morire di sete le famiglie, costrette a vivere nelle grotte, fra arresti e tragedie private.

Il tutto è raccontato da un giornalista israeliano e uno arabo (ma si lamentano delle esigue visualizzazioni), rilanciato nel mondo da alcune tv. Nelle terre dove gli uomini si dividono in due categorie: quelli che guidano auto con targhe gialle e quelli con targhe verdi. E i primi decidono tutto sui secondi...

Alla fine il pubblico è rimasto silenzioso, come stordito.

Signora Puccini, perché questo evento?

“L’iniziativa è nata per rispondere all’arresto di uno dei quattro giovani autori del documentario, che ora pare sia stato rilasciato. E’ un esempio di resistenza attiva, per svegliare le coscienze, contro la rassegnazione. Facciamo leva sui punti che ci uniscono, non su quelli che dividono”.

I media hanno quasi oscurato il genocidio...

“Noi stasera abbiamo rotto il silenzio intorno al massacro di donne, vecchi e bambini innocenti. Chiediamo la fine di questa tragedia. Ma è bene ricordare che abbiamo condannato anche ciò che accadde il 7 ottobre e Hamas e chiediamo anche la liberazione dei prigionieri israeliani”.

Cosa resta di questa serata?

“E’ stata come un’onda che cerca di contrastare l’odio. Speriamo che diventi inarrestabile. Abbiamo lanciato un messaggio universale di pace molto importante, fatto sentire la nostra voce: vogliamo che diventi sempre più forte e potente...”.